Viaggio senza ritorno

Intorno all'emigrazione sono state scritte molte cose e su di essa  sono intessute senz'altro anche numerose storie,d'intrighi,d'amori e di gelosie che oggi, nei racconti dei vecchi,acquistano quasi un sapore miotico,da fiaba.Racconta un'antica leggenda,narrata un tempo in Val di Vara ed oggi quasi perduta,di un giovane emigrato inta  Merica che aveva lasciato al paese l'amata,alla quale continuava a legarlo il pensiero e i sentimento,nonché un anello lasciatogli da lei quale pegno d'amore,che portava sempre con se,col desiderio di poterla un giorno riabbracciare e comunque disposto a qualsiasi sacrificio pur di rivederla.

Spinto da tale desiderio tanto fece che,tramite un evento magico,si trasformò in un gatto e,per una sera,poté fare ritorno al paese d'origine.Entrato così furtivamente e indisturbato nella casa della fidanzata,la trovò in compagnia di un'altro giovane.

Al cospetto di ciò,il gatto prese a molestare insistentemente la coppia fintanto che i due,spazientiti e infastiditi,scagliarono un coltello verso l'animale colpendolo ad una zampa e troncandogliela di netto.

La povera bestia scappò come un fulmine e non fu mai più veduta,lasciando sul pavimento una zampa che,all'istante,si trasformò in una  mano che svanì rapidamente.Per terra rimase stranamente soltanto l'anello che la ragazza aveva,a suo tempo,donato al fidanzato in pegno d'amore.

Quando ,di lì a qualche tempo,il giovane emigrante fece ritorno al paese,tutti si accorsero che gli mancava una mano...

Il racconto delle veglie invernali si trasforma in favola o leggenda,e in quelle sere dorse cresce l'ansia di notizie che possono saldare un vuoto,ricomporre i tasselli di tante esistenze che la distanza,il tempo,la scarsezza di notizie e di mezzi di comunicazione,hanno lacerato e spezzato,sia storicamente che umanamente.

Sono i tasselli che ancora mancano ai nipoti oggi che,spesso con la fantasia,si sforzano di ricomporre i puzzle delle loro radici,nel tentativo di ritrovare una più completa identità storica e sociale.

Ci si aggrappa allora d un nome che fa da tramite,a un indirizzo sconosciuto che viene vestito con la fantasia,giungendo ad amare persino vuote città di sconfinate terre lontane.Vi è il dramma di chi resta,che deve aggrapparsi a ciò che e rimasto di chi ha visto partire,del quale si devono custodire ricordi ed eredità e,dall'altra parte,ce il dramma di chi parte,che porta  con sé il tanto che ha dentro ed il poco che ha fuori...e che di lì a poco,alle fatiche dei giorni,assommerà lo sforzo per conservare nitidi i ricordi,congelandoli e fermandoli,per preservarli dalla nebbia che inesorabilmente tenderanno a sbiadire i contorni.

Si tratta di due opposte e contrastanti spinte emotive che animano e distinguono gli atteggiamenti di colui che resta e di chi è partito.

Nel primo caso assistiamo allo sforzo di ridisegnare il percorso del tempo e della storia-che,per l'occasione,viene vestita di immaginazione-di prevederne e preordinare il percorso;nel secondo l'intento è quello di cristallizzare il ricordo per trovarsi pronto un giorno a intessere il filo di un discorso interrotto.

Il distacco è per entrambi,è per tutti gli emigranti.Per tutti si tratta di un viaggio senza ritorno che ha causato e causa un vuoto dentro,nell'animo,che scava una distanza ancor più grande della terra e dell'Oceano che li ha separati e che,in taluni casi,continuerà a separarli.

Quel dramma,il male provocato dal grande distacco,non sembra proporzionato alle distanze geografiche che caratterizzano le diverse emigrazioni,ma appare come il sequenziale disagio prodotto dal trasloco della coscienza ,sopportato ed ereditato anche da chi ha dovuto anche da chi ha dovuto intraprendere spostamenti migratori minori,a carattere regionale o,tal volta,solamente interprovinciale. L'essere sradicato e socialmente spostato dal proprio naturale ambiente,romper dentro minando direttamente il cuore.Al suo ritorno al paese del cuore,l'uomo non troverà più da gestire che il vuoto silenzio dell'anima ed il freddo delle cose,case e persone a lungo cercate e ora,d'un tratto,tanto presenti e distanti insieme.

Questo è il viaggio senza ritorno dell' emigrante,ecco il suo vero dramma: che torni o che non torni,che abbia fatto maggiore o minore fortuna,ovunque si sentirà diverso e disperso,straniero persino al paese del cuore.

Paolo De Nevi