Mary Valentini Moresco, residente a Chicago, ha raccontato che la nonna Maria Valentini sbarcò a Ellis Island, New York, all'inizio del secolo, dopo aver viaggiato attraverso l'Atlantico completamente sola.

"Al suo arrivo venne sottoposta come tutti alle visite mediche e ai controlli della dogana- ricorda Mary-. Quindi qualcuno la aiutò a salire su un treno diretto a Chicago e da lì qualcun altro la fece salire su un convoglio fino a Cheyenne, Wyoming. A Cheyenne la nonna riuscì a prendere una diligenza guidata da un nero armato di fucile e, dopo due ore di viaggio in mezzo a una foresta, finalmente arrivò a un villaggio. In quel villaggio trovò ad attenderla Vittorio, il fidanzato, con i documenti pronti in mano. Quello stesso giorno si sono sposati"

"La nonna era solita raccontare di quanto fosse stata tremenda quella traversata verso gli Stati Uniti- rammenta Lois Cosina Benvenuti residente a New York. "Per la maggior parte del viaggio dovettero stare tutti sottocoperta, nella zona più affollata…La puzza era tremenda, tutto era sporco in modo incredibile.
Le condizioni sanitarie e alimentari erano intollerabili. Parecchi di noi stavano male e vomitavano."

 

In una lettera scritta da un emigrante alla madre sul finire del 1800 si legge: «Sono venuto in America perché mi avevano detto che le strade erano lastricate d'oro. Quando sono arrivato ho visto che le strade non erano lastricate. Di più, ho scoperto che ero io che dovevo lastricarle».

Teresa Joan, ha lasciato questo messaggio nel Hotel de Inmigrantes di B.Aires: “Sono arrivata in questa costa a 11 anni, nella nave madre Cabrini e sono stata accolta qui con i miei compaesani: Ho nel ricordo l'odore del pane..."

 

 

 

 

 

 

 

...e sogno di tornare ...per continuare la storia...per chiudere la vita. 

Perché senza radici ...non ci sono ali.

 

 

Alcuni odiano Ellis Island..Io non posso odiarla. Anche se mi hanno tenuto lì, non mi hanno trattato male. Potevamo giocare all'aperto, a palla e a tennis ed il mangiare era buono. La biblioteca era buona ed una volta alla settimana ci portavano al cinema. Chi poteva andare al cinema in Sicilia?

Il sole picchiava sul tetto di legno. I finestrini laterali erano bloccati. In piedi, non potevamo muoverci di un centimetro. I bambini piangevano ininterrottamente ed il nervosismo cresceva.

Julia Goniprow, emigrata negli Stati Uniti dalla Lituania nel 1899, sintetizza l’esperienza di moltissimi, anche in Italia: Il giorno in cui sono partita mia madre mi ha accompagnato alla stazione ferroviaria. Quando l’ho salutata mi ha detto che per lei era come veder chiudere la mia bara. Non l’ho mai più vista.

Uno scrittore, Edward Steiner, così descrive le condizioni degli emigranti nelle stive del transatlantico di lusso Kaiser Wilhelm II

Non c’è né spazio nè sotto coperta né sul ponte. I 900 passeggeri sono stipati come bestie. Col tempo buono è impossibile passeggiare sul ponte e con quello cattivo egualmente impossibile respirare aria pulita fra le cuccette.Le stive delle moderne navi dovrebbero essere considerate inadatte al trasporto di passeggeri.

"Mia figlia più giovane, durante il viaggio ha preso la scarlattina- racconta Albina Gasperetti emigrata negli Stati Uniti- Lei aveva appena diciotto mesi e io ero incinta: ci hanno messe in isolamento insieme e lasciata sole. Non c'era proprio nessuno con noi…Guardavo mio marito da un finestrino e gli chiedevo notizie di mia sorella, che si era imbarcata con noi a Napoli. I medici le avevano diagnosticato un tracoma agli occhi, una grave malattia infiammatoria, invece io sapevo che quando l'avevano visitata, lei aveva gli occhi pieni di lacrime: ma non per la congiuntivite, bensì per il dolore della separazione…."

Nel '23 siamo scappati dal governo Mussolini per cercare lavoro in America. Mio padre era socialista, morto da poco. Eravamo poveri. Ricordo il mio viaggio sulla nave "Giulio Cesare": ero con la mamma, un fratellino di 7 anni, una sorella più giovane di me, e cercavamo di raggiungere mio fratello e due zii che erano già in America. A quel tempo non c'era lavoro in Italia, bisognava emigrare; noi pensavamo di arrivare in America del Nord, convinti che il Brasile fosse una colonia degli Stati Uniti. Invece ci siamo ritrovati al Sud…"