Le compagnie di navigazione che trasportavano gli emigranti negli Stati Uniti avevano i loro agenti disseminati un po' in tutta Italia. L'interesse delle compagnie a diffondere il mito dell'America era enorme. I milioni di europei che in pochi decenni attraversano l'oceano rappresentano per le compagnie di navigazione, grandi e piccole, la possibilità di alti profitti in tempi assai brevi rispetto agli investimenti.

 Nel 1900 gli investimenti delle compagnie di navigazione europee hanno già raggiunto una cifra molto elevata: 118.000.000 di dollari. Si tratta di investimenti che rendono bene. Il costo del biglietto si aggira mediamente sulle 150 lire per arrivare a 190 lire per le navi migliori, una cifra che corrisponde nel 1904 a 100 giornate lavorative di un bracciante agricolo.

Uno dei motivi, che spiega il crescente numero di emigranti che si recano negli Stati Uniti e l'affollamento eccessivo delle navi, è la riduzione del costo del biglietto via mare.

"Tonnellata umana", "Navi di Lazzaro" vengono di volta in volta definiti questi bastimenti che trasportano coloro che hanno acquistato il "mito dell'America" assieme al biglietto di terza classe. Nella stiva delle navi più capaci prendono posto spesso più di 2000 persone, la capacità reale sarebbe di 600-1000. Non vi sono limiti alla capacità non esistono controlli, tutto viene lasciato alla discrezione degli armatori e dei comandanti delle navi.

 

 

 

 

 

 

I prezzi delle cabine di prima e seconda classe venivano calcolati in maniera che il denaro pagato dagli emigranti diveniva automaticamente profitto puro. Nel 1897 l'on. Pentano accuserà alla Camera gli armatori di sfruttamento degli emigranti sostenendo tra l'altro che le "navi utilizzate erano le peggiori per la velocità (circa 30 giorni di viaggio), l'igiene, la tecnica di costruzione, spesso vengono adibite al trasporto passeggeri vecchie navi mercantili con ponti posticci...."

Anche se in quegli anni la tecnica dei trasporti si sviluppava notevolmente l'emigrazione non beneficiò che in maniera ridotta di queste innovazioni specialmente perché si continuò ad usare per il trasporto degli emigranti navi "miste" (vela, vapore) e tutte le carcasse inservibili per altri usi.

L'ispettore del porto di Genova, Nicola Malnate, osserva nel 1898 che il trasporto degli emigranti avveniva sulle stesse navi che erano servite alla tratta degli schiavi, con velocità di 8 miglia e meno di due metri cubi d'aria per ogni passeggero di terza classe contro i 2,5 prescritti. "L'odore che veniva dalle stive attraverso i boccaporti era tale da non poter immaginare fosse di persone umane".

I casi di "incidenti" su questi piroscafi sono più che frequenti tanto che in breve tempo vengono definiti i "vascelli della morte". Il "Matteo Bruzzo" compì un viaggio di tre mesi affondando centinaia di cadaveri. Il piroscafo "Carlo Raggio" partito il 18 dicembre del 1888 con 1851 passeggeri di terza classe lamentò 18 vittime per fame. Questo stesso piroscafo in un viaggio del 1896 ebbe 200 morti per un'epidemia di colera. Le compagnie armatoriali creano una fitta rete di agenti in tutta l'Italia per accaparrarsi gli emigranti. Gli abusi, le speculazioni e le truffe sono all'ordine del giorno. Gli agenti delle compagnie sono molto attivi: quelli che vogliono abbandonare l'Italia sono moltissimi e le tangenti che gli armatori pagano per ogni biglietto venduto sono altissime. Sono gli stessi agenti che in molti casi anticipano ai più disgraziati il denaro per il biglietto con un tasso d'interesse da brivido.

Il Governo in seguito alle ripetute denuncie sull'illegalità nella quale agiscono le compagnie è costretto a diffondere una serie di opuscoli per mettere in guardia gli emigranti. "Il vettore - si legge in uno di questi - è tenuto a non chiedere altro che il prezzo del biglietto e in caso di infrazione a pagare il doppio del prezzo del biglietto, o a risarcire i danni."