Terenzio Formenti Prologo al libro
"Così ti vedo Donna"
del poeta colombiano Rafael G. Hernandez Molina
tradotto in italiano da Terenzio Formenti
http://www.geocities.com/Paris/9341/asi.htm

"Risvegliare il sogno"

Potrebbe essere così definita fino dal primo approccio la sensazione che ho
provata avvicinandomi al libro di poesie dal titolo: "Così ti vedo Donna"
inviatomi da Rafael Guillermo Hernández M. che mi sento tranquillamente di
poter definire amico anche se divenuto tale per comunicazione quasi
telepatica instaurata via Internet.
Completerei il titolo in questo modo. - Risvegliarsi dal sonno -
risvegliarsi dal sogno - risvegliare il sogno.-
Premetto che non farò una critica letteraria del libro , per prima cosa
perché non sarei all'altezza, seconda perché non ne ho la stoffa e terza
perché non penso che sia questo che possa interessare al lettore.
Da questo punto di vista potrei semplicemente dire che mi piace il modo di
poetare dell'autore perché semplice, immediato, e proprio e non solo per
questo, profondo, per quanto racchiude, sottende ed esplicita e per i
messaggi che si possono captare e poi lasciar risuonare dentro,
particolarmente a livello esistenziale.
Il tema della donna mi ha sempre affascinato forse fino dalla nascita o non
molto dopo, quando cioè mi sono accorto che della luna mi interessava
sempre più la faccia che non vedevo che non quella visibile a tutti.
L'iniziativa che Raffaele ha preso, dopo aver letto qua e là in Internet
mie poesie, di scegliere proprio me che vivo sull'altra faccia della terra
mi stimola a tentare di riscoprire con lui la donna come realtà e come mistero.
Il mio tentativo sarà perciò quello di non partire da cose che ormai davo
per scontate, ma di scoprire cose nuove, o almeno di vedere il già noto con
ottica diversa.
Per fare questo vorrei usare il libro di Raffaele come una finestra, da me
mai aperta, dalla quale guardare nel risveglio dell'alba di oggi, di fronte
a un sole che mi possa donare nuova luce e dare nuovi riflessi. Vorrei,
seguendo questo percorso ri-svegliarmi dai sogni della notte, con loro e
attraverso loro.
Mi piace cominciare da una messa in discussione fantastica e poetica della
nascita dell'uomo e della donna.
Le poesie di Raffaele mi hanno fatto venir voglia di far nascere Adamo da
una costola di Eva piuttosto che viceversa.
Un altro desiderio immediato che mi nasce da una sensazione di euforia che
sto vivendo in questi giorni, dopo aver preso in mano  il suo scritto, è
quello di rovesciare il racconto "storico" della cacciata di Adamo ed Eva
dal giardino terrestre o almeno di farne una rilettura sostanzialmente diversa.
Eva diventerebbe così la creatura che con la sua offerta ad Adamo del
frutto dell'albero del bene e del male  compie il rito della "liberazione"
dell'uomo da una "istintualità quasi animale" per portarlo nella "divina"dimensione di "figlio di dio" avviato verso la capacità di una assunzione,
forse faticosa ma esaltante, di una "cosciente" libertà di scelta.
Mi potrete chiedere da dove possa essere nata questa deduzione, potrei
rispondere che è troppo meravigliosa la figura della donna perché la si
possa ridurre a tentatrice e a progenitrice del "peccato d'origine".
Ma su questo argomento non mi voglio soffermare perché se non mi mancano le
intuizioni, mi potrebbero certamente far difetto le basi filosofiche e
teologiche di un approfondimento.
Lascio alla lettrice e al lettore la possibilità di sentire e con-sentire o
meno  quanto ho ora espresso, ma li pregherei di non accantonare l'ipotesi,
e di assumere durante la lettura del libro una disponibilità di questo tipo.
Un altra intuizione potrebbe essere quella della donna come "altra", che mi
aiuta in amore e con amore a riconoscermi come unico e irripetibile e,
anche se granello di sabbia, proprio perché tale e "innamorato", facente
parte di una spiaggia rivolta e destinata ad un oceano infinito ed "eterno".
Mi affascina sentir la donna ponte, proprio perché donna, ponte che dilata
e da significati nuovi alla mia ombra, vissuta e da vivere come ponte tra
me e gli altri, come ponte tra me e il sole, e perciò ombra sì, ma ombra di
luce.
Un'altra intuizione che mi porta a vivere la donna come ponte tra me e
l'eterno è la sua possibilità, potenziale ma che può essere realmente
vissuta,  che attraverso la maternità la donna porti in sé la capacità di
dilatare il presente vivendo e facendo vivere al figlio/a e al partner la
compresenza di due generazioni, diventando così contemporaneamente: il
presente, il presente di un passato, e il passato di un futuro.
Ma andiamo ora a vivere e rivivere con il lettore le sensazioni e
intuizioni che Raffaele ci propone durante il percorso del suo libro.
Nella sua poesia introduttiva incontriamo la donna come sorgente di
tenerezza che come acqua tremendamente semplice nel suo zampillare dalle
rocce e semplicemente profonda, perché parla il linguaggio dei suoi
percorsi infiniti, corre e corre nel bel mezzo dell'estasi che provoca
diventando torrente che fluisce in noi.
Incontriamo più avanti la donna che si fa aria, l'aria che respiro e che mi
fa divenire aria della quale fare dono a lei e agli altri che mi stanno
attorno.
E' la donna e il nostro camminare con lei che ci propone una vita da vivere
come spazio del gioco.
Con lei le emozioni si fanno "palpito di certezza", "tra paura e sorpresa".
Una donna con la quale "poter sognare di sognare con lei il gioco del
sognare".
La donna che rende l'uomo capace di sognare e di scoprire con lei e in lei
il legame tra verità e magia. Con lei la parola diventa in-canto e il
silenzio incantesimo.
Accanto a lei anche l'uomo può diventare magico e raccontare fiabe che
rendano eterno il tempo e permettano di addormentarsi domandandosi se
stiamo sognando o se facciamo parte della fiaba.
Incontrare una donna della quale ci si innamora può diventare l'inizio di
un gioco degli specchi nel quale ognuno vede nell'altro ciò che ha bisogno
di vedere in un gioco di distanze che, se da un lato  non permetteranno di
sentirsi troppo vicini, dall'altro, permetterà a ognuno di fare da specchio
al partner in un reciproco perdersi che è il gioco continuo del cercarsi e
trovarsi anche se tra mareggiate e bonacce.
E così, come dice Raffaele, ognuno si muove dentro alla sua pelle,
intensamente, ardentemente, con illusione e fantasia, camminando verso
l'altro.
Mi piace particolarmente l'immagine che si incontra nella poesia 23 ("A
momenti vorrei poter dimenticarti"), che parla dell'altro che sembra
viaggiare nel mio corpo come un monello vagabondo  in cerca di avventura.
Mi trovo poi a mio agio anche a livello di realtà, nel gioco delle ombre
della poesia 28

"Non eri stella, eri luna!"
Ti confusi perché percepivo solo parte della tua luce.
Era la mia ombra che copriva tutta la tua faccia
Ti vidi stella, e tu mi illuminasti come stella, pur sapendoti luna!
E lasciasti che io ti  scoprissi a poco a poco, senza dir nulla...
perché sapevi che il tuo esserci era ciò di cui io mi ero innamorato.

Non mi sento di chiudere questo prologo senza sottolineare nella poesia 41
("Mi piacerebbe che tu ti fermassi questa notte")  l'entrata in scena
dell'amore come festa dell'eterno che prende possesso dell'intero
corpo-persona. Chiudo raccomandando al lettore e alla lettrice che si
godano particolarmente la poesia 43, (Sapevi che ieri hanno parlato di
noi?") nella quale entrano in gioco il vento, la rugiada, le nubi, il sole,
e la luna, a rispecchiarsi nell'amore dei mortali e ad invidiarlo.

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